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L’interpretazione responsabile del territorio

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“Può succedere, sedendosi intorno ad un tavolo per iniziare una casuale discussione tra amici e colleghi, che si venga ad essere trasportati in maniera semplice ma, molto sentita, a riflettere su alcuni temi riguardanti il territorio e di getto a buttar giù ed a mettere nero su bianco alcune riflessioni .  E’ successo incontrandoci con l’architetto Francesco Giacobone, esperto in Sistemi Urbanistici, fine studioso con lo sguardo orientato alle novità ed alle innovatività che i tempi attuali richiedono, e l’avvocato Antonio Macera, conoscitore del mondo dell’autotrasporto e da sempre assertore in maniera puntuale della connessione di un sistema complesso ma importate con la vulnerabilità del territorio.

Così, spontaneamente, nascono le seguenti riflessioni.

L’INTERPRETAZIONE RESPONSABILE DEL TERRITORIO:

Il nostro vivere quotidiano è strettamente legato ai luoghi in cui si dimora: città, nodi produttivi, aree naturali e beni storico-monumentali – ed oggi più che mai città e territori – richiedono cambiamenti rivolti all’integrazione ed alla sicurezza.  

Le radici sociali e culturali sono al centro del modo in cui l’uomo vive la terra alla quale appartiene, il cui sfruttamento ha accumulato nel tempo sofferenze, ferite e ritardi in rapporto ai processi di trasformazione sociale ed economica che si sono susseguiti nel tempo. Non c’è stata attenzione al rispetto delle regole che comunque ordinano la sfera naturale.

In linea generale, quindi, appare fondamentale affrontare in maniera ampia e con uno sguardo al futuro le relazioni che caratterizzano lo sviluppo tra città e territori. Tale prospettiva, infatti, consente di imprimere nuova energia ai processi virtuosi di cambiamento, quali veri e propri fenomeni innovatori rispetto ad arretratezza, emarginazione e degrado dai quali a volte i territori non riescono a venir fuori.    

A fronte di questo scenario il possibile obiettivo che possiamo porci è quello che conduce a ricomporre in un piano organico programmi ed interventi, che riportino l’uomo ad abitare la terra e lo aiutino a riappropriarsi delle proprie radici. Ma per fare questo, occorrerà disporre di un progetto alto, inteso come strumento programmatorio in grado di dare adeguate e stringenti risposte alle collettività.  

In tale panorama, il territorio, se assunto come fattore centrale della competitività, non solo produttiva, imprime valore aggiunto proprio in quei luoghi dove tradizioni e brand locali riescono ad affermare con successo le proprie potenzialità ed i propri prodotti.

Le politiche abitative, quindi, dovranno promuovere sempre più il contrasto al consumo di suolo, la rigenerazione dei tessuti urbani obsoleti, la riduzione degli sprechi, la promozione dell’efficienza energetica, il monitoraggio e la sicurezza degli edifici, la diffusione delle informazioni e dei servizi e le nuove tecnologie.

Ciò lo si fa guardando al “Governo del territorio” e nell’ambito, delle funzioni istituzionali previste dall’ordinamento italiano, lo Stato deve sempre più esercitare, attraverso principi e strumenti di coordinamento, la funzione di governo e pianificazione del territorio.

In tale quadro, le linee strategiche di intervento devono essere coordinate con Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane secondo principi di leale collaborazione, proporzionalità, sussidiarietà e adeguatezza. Le azioni pubbliche, adottate anche in sede europea, dovrebbero seguire un iter ottimale secondo la sequenza politica-piano-programma-progetto.

Ma tutto ciò, purtroppo, spesso non accade in Italia. Il nostro Paese ha difficoltà a governare “per politiche”, in particolare in tema di città. Se guardiamo alle realtà locali, infatti, scorgiamo come quello delle “città metropolitane” costituisca un falso mito, dato confermato anche dal Rapporto CENSIS “Rete città slow”.

La tendenza attuale, del resto, vede sempre più uno spostamento di abitanti fuori delle metropoli. I piccoli centri (da 10.000 – 50.000 abitanti) si stanno ripopolando, dando in tal modo rilievo alla bellezza e all’arte, beni dei quali il Paese, storicamente multiculturale, si fa assoluto custode. I dati parlano chiaro: il 56% della popolazione (34 milioni) vive in comuni medio-piccoli (da 3.000 a 50.000 abitanti), il 9,5% (5,8 milioni) vive in Comuni con meno di 3.000 abitanti e il 34,5 % (21 milioni) vive in città grandi.

Il successo che riscuotono le città a bassa densità è sempre maggiore e proprio in tali centri l’identità locale finisce per ridiventare un valore rilevante per le condizioni di vita e un concreto ancoraggio alle radici, in ossequio a quanto previsto dall’art. 9 della Costituzione, secondo il quale “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Le attuali “grandi domande” che bisogna porsi quotidianamente, quindi, riguardano la governance e i mutamenti territoriali ed in particolare il degrado urbano e quello sociale, l’insufficienza di infrastrutture urbane, i servizi ai cittadini, il fabbisogno abitativo e l’arretratezza e/o mancanza di infrastrutture “digitali” (cd. smart), nonché la difficoltà e/o incapacità di spesa delle Amministrazioni, ai vari livelli.

Le linee d’azione e gli indirizzi di fondo dovranno riguardare i nuovi orientamenti e le ispirazioni per le città che abiteremo, quali politiche per nuovi scenari urbani e la costruzione di una nuova capacità di dialogo ed elaborazione congiunta delle politiche del territorio.

Le modalità attraverso le quali realizzare gli obiettivi sono costituiti dalla sperimentazione di un nuovo approccio attuando progettualità sostenibili e forme innovative d’intervento e da una riorganizzazione delle regole e delle competenze.

Fondamentale, tuttavia, sarà una maggiore e significativa competitività dei territori e una coesione degli stessi, con una attenta infrastrutturazione e gestione delle attività produttive, nell’ambito della fissazione e del rispetto delle regole ad ogni livello, nazionale, regionale e locale.

Prioritariamente occorre guardare con attenzione ad alcune misure da attuare :

– Sostenere il miglioramento della qualità della vita attraverso un approccio integrato nella direzione dello sviluppo sostenibile, includendo obiettivi economici, sociali e ambientali con un’offerta di servizi in grado di assicurare interessi pubblici e privati, individuali e collettivi.

– Una pianificazione che vesta rinnovate modalità operative di governance, puntando ad una organizzazione delle politiche e dei programmi che coniughino il territorio con lo sviluppo socio-economico, calibrando il capitale potenziale a un’intensità d’uso sostenibile e di lunga durata.

– L’accompagnamento strategico nel medio e lungo termine alle politiche di infrastrutturazione nei vari cicli della programmazione nazionale ed europea.

– La costruzione di performance di sviluppo per mezzo di una stabile governance interistituzionale ed un dinamico Partenariato Pubblico-Privato con conseguenti, nuove fasi, nuovi strumenti e nuovi attori.

– Il consolidamento di una politica integrata basata su un “progetti centrali per soluzioni locali” in relazione agli obiettivi, ai mezzi ed agli strumenti operativi, ove il termine locale è insito nelle soluzioni realizzabili proprie dei territori.

Sarà solo un miraggio crederci?

Siamo convinti che i Territori, attraverso la forte capacità e vivacità che esprimono, possano ancor più diventare espressione forte di un sistema attrattivo e dinamico, nonché, guardando alle proprie radici identitarie di un tempo, esprimere con convinzione l’essere parte attiva e viva di un grande Patto di Coesione Sociale, con connotazione innovativa ed al passo con i tempi.

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